Sono partita senza grandi conoscenze di cosa realmente mi aspettava, innocente e spaurita con la musica di "scusa se ti chiamo amore" nelle orecchie. Un po' adolescenziale ma tale mi sentivo. Mi chiedevo se era più una fuga dalla realtà l'aver accettato questo viaggio.Non so bene cosa mi abbia spinto ad accettare questa esperienza. Forse il periodo storto ha contribuito non poco. Troppi sogni infranti, troppe delusioni... la speranza di un punto e a capo.
Guardando fuori dal finestrino, viaggiando in direzione aeroporto, mi chiedevo se era la cosa giusta, e penso di essermelo chiesta almeno per i 3 giorni successivi.
Forse ho accettato per ripicca o per sfida personale cmq ormai ero in gioco, non potevo tornare indietro.
Parlavo pochissimo ma nella mia testa i pensieri non si fermavano, un continuo brulicare di scene, parole dette, cose fatte.
Infatti penso che a parte i convenevoli saluti con gli altri partecipanti non ho detto veramente una parola per tutto il viaggio.
Man mano che il tempo passava e l'arrivo era ormai imminente sentivo un richiamo inspiegabile verso questa terra poco conosciuta e dentro di me iniziava a materializzarsi l'idea dell'aiuto, anche se piccolo, che andavo a portare alle persone.
Era l'inizio...canon A1 + dia kodak ektachrome 100
(con tutto il rispetto per la vecchia A1, ma perché non ho usato la digitale?!)
(con tutto il rispetto per la vecchia A1, ma perché non ho usato la digitale?!)




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